L’amore come performance e l’amore come progetto: due reality, due visioni del mondo
Love Is Blind o Matrimonio a Prima Vista?
Non vi terrò sulle spine, state sereni. Io sono orgogliosamente bimba di MAPV (Matrimonio a Prima Vista), da anni. E lo sarò finché avrò vita. Ho visto tutte le stagioni. Prima da sola, poi ho convertito mia madre. Poi ho convertito il mio partner. E ora ci riuniamo una volta a settimana tutti e tre per vedere le puntate, man mano che escono. È un momento sacro.
Ve l’ho detto subito così che sappiate che questo articolo è obiettivo da una parte ma anche molto soggettivo dall’altra. Giudicate voi cosa è cosa.
Quindi, tornando a noi, quando hanno annunciato che sarebbe arrivata la versione italiana di Love Is Blind, beh ragazzi io ci avevo creduto. Io non vedevo l’ora. Meglio di avere tre stagioni l’anno di Matrimonio a Prima Vista c’è solo avere tre stagioni di MAPV + una stagione extra di un programma similare. Non avevo ancora visto la serie fatta in altri paesi perché onestamente il mio tempo non è infinito e preferivo dedicarlo ad una delle cinquanta serie tv che ho segnato come imperdibili nelle note del telefono e che probabilmente non finirò mai di vedere tutte. Ma io ci spero. Vedevo tutti entusiasti sul web e di conseguenza non vedevo l’ora di entrare in quel mondo anche io per parlarne e sclerare insieme. E INVECE.
Va detto che a prima vista e ad un occhio poco esperto (tipo il mio quando mi ci sono approcciata per la prima volta), Love Is Blind e Matrimonio a Prima Vista sembrano due versioni dello stesso tema: persone comuni che accettano di sposarsi seguendo regole innaturali, sotto lo sguardo delle telecamere. In realtà, guardandoli meglio, i due format raccontano idee opposte di amore, individuo e società. Mi sono quindi improvvisamente ritrovata a scoprire che non erano solo semplici reality sentimentali, dove uno mi piaceva di più e l’altro di meno. Erano veri e propri brand manifesto.
Love Is Blind nasce da una domanda semplice e provocatoria: l’amore può nascere senza vedere l’altro? Matrimonio a Prima Vista, invece, ne pone un’altra, più silenziosa ma altrettanto importante: l’amore può essere costruito se scegliamo di restare?
La differenza non è solo a livello di format, è ideologica.
Nel primo caso infatti, l’esperimento riguarda la scelta individuale: una sorta di speed date con confessioni intime, promesse premature, condito con quel pizzico di cringe dei primi appuntamenti che spesso sono imbarazzanti per chi li vive, FIGURIAMOCI per chi li guarda. I partecipanti parlano attraverso una parete, si “innamorano” in condizioni anormali e poi devono verificare se la realtà regge la fantasia. Tra l’altro ricordo perfettamente di aver letto nelle stories di Selvaggia Lucarelli che una persona le scriveva che i bicchieri che i “concorrenti” hanno in mano sono colorati per un motivo: nascondere l’alcol e nascondere il livello del liquido all’interno, così da poter realizzare un montaggio che funzioni che spesso non coincide con “cronologico”.
E io sono piena rasa dei programmi espressamente performativi con tanto fumo e poco arrosto, ho già mollato Uomini&Donne e Amici (che edizione del cavolo è questa?) per questo.
Nel secondo, la scelta è già stata fatta: tre esperti (Giulia Davanzante - psicologa clinica, Nada Loffredi - sessuologa e psicoterapeuta, Andrea Favaretto - life coach) hanno deciso che Y e X sono perfetti l’uno per l’altra. Il matrimonio non è il premio finale, ma il punto di partenza di un percorso quasi educativo.
In Love Is Blind l’individuo è sovrano. Tutto ruota attorno al racconto e all’incensamento del sé: traumi, fragilità, desideri e paure. Ogni partecipante è chiamato a costruire una narrazione emotiva efficace e soprattutto vendibile. Non all’altro s’intende, al pubblico che li guarda. Non a caso il format funziona benissimo nell’ecosistema amplificato dei social: l’autenticità è richiesta solo se performativa.
Il messaggio implicito è chiaro: se sei abbastanza sincero, se ti vendi bene, l’amore arriverà. E se non arriva, il fallimento è tuo.
In Matrimonio a Prima Vista succede esattamente l’opposto. L’individuo non è un brand emotivo, ma un soggetto da “correggere”. Le difficoltà relazionali diventano problemi da analizzare, con l’altro o con gli esperti e le rigidità caratteriali limiti da superare. Il linguaggio è quello della terapia: crescere, imparare e dulcis in fundo adattarsi.
Qui il messaggio è: l’amore non è spontaneità, è lavoro. E non tutti lavorano abbastanza bene (quasi nessuno porcaccia la miseria). Chi sa, sa.
Uno degli elementi più interessanti però di Love Is Blind è il rapporto un po’ ambiguo, a mio avviso, con il corpo. All’inizio viene eliminato: l’aspetto fisico non conta, la voce e le parole sembrano bastare. Ma quando la parete cade, il corpo ritorna come prova decisiva, spesso traumatica. Molti fallimenti avvengono lì, in quel momento in cui l’ideologia del “cieco” si scontra con la realtà.
Il programma dice che l’amore va oltre l’aspetto (spoiler, non è vero), ma poi costruisce il suo climax proprio sulla sua riapparizione.
Matrimonio a Prima Vista, invece, normalizza il corpo. L’attrazione fisica è secondaria. Se non c’è, dovrebbe arrivare. Se non arriva, forse è un problema di maturità emotiva. ALT. So che stai pensando “eh vabbe mo se uno non ti piace che puoi farci?”, innanzitutto non ti iscrivi al programma se ti basta guardare uno 5 secondi e DECIDERE che non ti piace. Alcuni “no” non li ho ancora superati, scusate.
Ma andiamo avanti.
A livello sociale, Love Is Blind è perfettamente allineato alla cultura contemporanea perché troviamo: iperindividualismo, velocità, competizione e la paura di scegliere male. È il risultato dell’amore nell’epoca performativa: tante opzioni, poco tempo, molta pressione, show, lacrime ed eccessi.
Matrimonio a Prima Vista rappresenta invece un’idea più tradizionale: la coppia viene vista come elemento sociale, la stabilità come valore, la relazione come impegno. Il fallimento non è solo personale, ma quasi etico. Tanto che non si parla mai di fallimento del singolo all’interno del programma ma del fallimento dell’esperimento.
In entrambi i casi, l’amore non è mai davvero privato ovviamente: è sempre osservato e giudicato da qualcuno. A mio avviso però in Matrimonio a Prima Vista la relazione ha modo di essere vissuta in modo molto più “naturale” per quanto possibile all’interno di uno show.
Love Is Blind diverte perché promette: caos, colpi di scena, rivelazioni, scandali, meme. Ma soprattutto partecipazione all’interno di una community. Sappiamo bene che valore abbia oggi questo elemento. Il programma è veloce, molto emotivo e direi quasi eccessivo. In più è su Netflix, quindi la sua popolarità è assicurata. Anche zia Pina saprà che è uscito. Matrimonio a Prima Vista è più lento e ripetitivo.., Richiede pazienza, anche perché esce una puntata a settimana. Quindi come dire o ce l’hai o te la fai venire.
Insomma uno racconta l’amore come show imprevedibile, l’altro come dovere da assolvere.
Nessuno dei due programmi insegna davvero ad amare meglio, spero che questo sia cristallino a tutti. Ci insegnano, piuttosto, che tipo di soggetti sentimentali dovremmo essere: performanti in Love Is Blind e adattabili in Matrimonio a Prima Vista.
Tutto questo per dirvi che se da una parte conosco a memoria tutte le stagioni di MAPV, dall’altra non sono riuscita a finire Love Is Blind. Del primo apprezzo ancora la semplicità dell’approccio, della scelta di persone veramente comuni, non corpi potenzialmente “giusti” per diventare i prossimi influencer. Sono stufa di vedere anche in tv contenuti performativi, già i social ne sono pieni zeppi. A questo punto potreste dirmi “beh ma anche in Matrimonio a Prima Vista sicuramente qualcuno partecipa per mostrarsi” e invece sapete che vi dico? No. È evidente per la normalità della vita che conducono: dal momento in cui annunciano a famiglia ed amici di essersi infilati in quest’avventura, fino a quando concludono l’esperimento, positivamente o negativamente. E mi sento dire anche che il fatto che non ci siano stati casi eclatanti (sì ok, qualcuno ha qualche follower in più ma niente di che!) finora, conferma questo mio pensiero.
Sono stanca di vedere il piacione di 40 anni sbavare sulla venticinquenne che si definisce sognatrice e fragile (come le dieci ragazze prima di lei) perché funziona come spot promozionale per il suo futuro personal brand su Instagram. È un loop da cui gradirei uscire, grazie.
E poi soprattutto Favaretto in Love is Blind non c’è.







Martiii, analisi perfetta, sono d’accordo su tutto! Io sono grande fan di Love is blind, per il divertimento, i meme ecc. però MAPV lo supera di gran lunga. Il coinvolgimento è proprio diverso e, forse, anche il fatto che il pubblico sia più ristretto aiuta il format ad essere percepito come più “reale”.
E soprattutto nessuno può superare Fava🥰
Martiiii io non ho visto nessuno dei due ma penso che solo per capire a pieno questa tua analisi li guarderò 🥰🥰